Porpora

Nasce nel verde intenso
di file curate
da mani forti e ruvide.
Le intemperie incuranti
del travaglio struggente
difficile e meticoloso
scavano solchi profondi
come rughe anziane
sulla pelle dell’uomo determinato.

Viene curata, nutrita, amata,
cresciuta con passione
affinché maturi il suo carattere
e la sua bellezza.
Copiosa, generosamente si presta
allo sguardo dei curiosi
che pagano per vederla,
provenienti da ogni dove
saccenti di tutto
fuorché della sua vera essenza.

Accade un giorno d’autunno.
Improvvisamente,
il giudizio di uno sconosciuto
la ritiene pronta
e l’orgoglioso padre dà l’ordine
di portarla in cantina.
Ignara del suo destino
si lascia trasportare
da quello stesso determinato uomo
dalle mani forti e ruvide
che tanto si prese cura di lei.

Viene manipolata, calpestata, schiacciata,
plasmata per il piacere degli altri
affinché come vampiri assetati
ne risucchino la linfa vitale,
scartando ciò che ne resta
come se non avesse di fatto alcuna importanza.
Pelle amorfa gettata a terra.

Indossa il suo profumo migliore,
color porpora è il suo corpo
quando finalmente esce
da quella maltrattante cantina
per essere divisa e rinchiusa
in altre piccole prigioni
impreziosite.

Viene quindi trascinata nei bar
per essere venduta al miglior offerente.
Adagiandosi sul suo tavolo
gli giura di essere diversa dalle altre,
più avvolgente, più equilibrata, più elegante,
promettendogli che se approfitterà
della sua morbidezza
sarà capace di alleviare
la sua sete ei suoi dolori.
Supplicandolo di portarla via,
in sé.

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