Cercando lavoro…

Sappiamo tutti come funziona.
Ce l’hanno spiegato fin da bambini.
Ci fidiamo di loro,
si prendono cura di noi
e non ci fanno mancare niente,
perché Tutto è un tetto, il cibo, la salute e l’educazione,
e loro fanno sforzi per non farti mancare niente,
per darti Tutto,
sanno come funziona
glielo hanno spiegato fin da bambini.
“Te lo dico per il tuo bene!”
Nasci, cresci, obbedisci,
giochi, ma nei limiti delle regole,
“Fai attenzione! Non ti sporcare!
Se ti fai male ti do il resto!”
Studi, menti, esci con gli amici,
metti la tua vita in pericolo,
vuoi fare il ribelle,
“Non parlare con gli sconosciuti”.
Ti andava stretto il grembiule
come ti sta stretta quella camicia a bottoni,
ma “Questa casa non è un albergo!
Finché vivi sotto il mio tetto fai quello che dico io”.
Scegli la materia,
si deve addire ai tuoi talenti
ma deve custodire intrinseche prospettive,
pragmatiche, coerenti, carrieristiche,
e studi ancora,
devi ottenere quel foglio tanto importante
che certifica di fatto
che tu sai pensare.
E allora credi di saper pensare
perché l’hanno detto loro,
hai avuto dei buoni voti,
magari si sono pure complimentati,
“Non c’è motivo perché tu non abbia successo”.
Tanto lo sai quello che devi fare,
te l’hanno spiegato fin da bambino,
promettendoti che se tu avessi studiato intensamente
e ti fossi comportato bene
si sarebbero aperte tutte le porte
“Hai le carte in regola! Il mondo ti attende!”
e saresti potuto diventare ciò che vuoi.
Ma tu ancora non lo sai chi vuoi diventare,
si sono dimenticati di chiedertelo.
Allora ti hanno promesso che quando lavorerai
potrai fare tutto ciò che vuoi,
potrai comprare tutto ciò che desideri.
Ma ancora non sai ciò vuoi
e non sei sicuro che ciò desideri si compri.
Hai sogni da bambino
ei grandi ti guardano con tenerezza,
come se fosse normale che i tuoi sogni
rimangano tali
nell’attesa che tu te ne dimentichi,
che tu cresca.
Hanno fatto un buon lavoro,
tu sei sano e forte,
“Sei finalmente pronto per affrontare il mondo”,
non ne sei proprio sicuro
ma te lo dicono loro
e tu ci credi,
ti fidi di loro.
Hai quel pezzo di carta in mano
e vai di porta in porta a mostrarlo,
ti stupisci che le porte non siano aperte,
ma non ti lasci scoraggiare e decidi di bussare:
“Toc toc! Ho studiato! So pensare! Mi fate lavorare?”
I gentil signori dalla camicia a bottoni un po’ stretta
e la cravatta annodata come un guinzaglio intorno al collo
ti sorprendono ancora di più rispondendoti
con arrogante gentilezza:

“La ringraziamo per il suo interesse nella nostra compagnia, ma ci dispiace dirle che, nonostante le sue competenze e la qualità del suo curriculum, la sua candidatura è stata rigettata”

Torni a casa con la testa bassa,
non capisci il motivo del rifiuto,
sei sano e forte
hai studiato, hai avuto buoni voti,
hai fatto tutto quello che ti era stato chiesto,
e sei deluso come un bambino,
come quando ti hanno detto
“Babbo Natale non esiste!”
e sei sorpreso perché questa volta
invece di abbracciarti
è arrivato senza farsi aspettare oltre
il fatidico giorno.
Il giorno in cui proprio loro,
di cui tu ti fidi e che hai imparato ad amare,
ti dicono con aria di rimprovero:

“Smettila di sognare! Cresci!”

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