Guardare Oltre

Poche persone sono capaci di farlo; guardare oltre. Quando ero piccola mi sorprendeva, e lasciava perplessa, l’espressione “non vedere più in là del proprio naso”, e anche se sono certa che molti vedano di fatto più in là del loro naso, non molti sono capaci di vedere oltre ciò che osservano con gli occhi. Era il mio caro Piccolo Principe a dire che “si vede bene solo con il cuore, l’essenziale è invisibile ai nostri occhi”, e sono rare le situazioni in cui intuisco che ciò è vero, oltre alla semplice intuizione filosofica del concetto. Averne la costatazione tangibile è un onore che va oltre: risveglia in me l’ormai spesso dimenticato orgoglio di appartenere ad una specie capace anche di questo. Una pausa all’inevitabile vergogna che si prova dinanzi ad atti osceni di cui siamo autori; un barlume di possibilità che dà quell’infinita speranza che non ci abbandona nemmeno nei momenti in cui non troviamo alcun motivo per crederci. Di seguito chi, guardando una discarica ne reinventa un’orchestra e una possibilità di cambiare la condizione in essere, per un futuro migliore; credendoci, immaginando, creando, agendo e… suonando.

Presentation

Performance

The Balfour Declaration of 1917

In 1903, the Zionist congress declined an offer by the British to establish a homeland in Uganda. Lobbying by a Russian Jewish immigrant, Chaim Weizmann and fear that American Jews would encourage the USA to support Germany culminated in the British government’s Balfour Declaration of 1917, which endorsed the creation of a Jewish homeland in Palestine. The Balfour Declaration was a short letter by Arthur Balfour to arguably one of the most influential Jewish families – the Rothschild’s.

Foreign Office

November 2nd, 1917

Dear Lord Rothschild,

I have much pleasure in conveying to you on behalf of His Majesty’s government, the following declaration of sympathy with Jewish Zionist aspirations which has been submitted to, and approved, by the Cabinet:

His Majesty’s Government view with favour the establishment in Palestine of a national home for the Jewish people, and will use their best endeavours to facilitate the achievement of this object, it being clearly understood that nothing shall be done which may prejudice the civil and religious rights of existing non-Jewish communities in Palestine, or the rights and political status enjoyed by Jews in any other country.

I should be grateful if you would bring this declaration to the knowledge of the Zionist Federation.

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Roma – Berlino solo andata

“È tardi! È tardi!” grida freneticamente Mr. White Rabbit. Erano considerati diversi. Ci sarebbe stata un’infinità di aggettivi per qualificarli. Sarebbe dipeso dai punti di vista. Sarebbe stato facile. Erano alla mercé di chi avrebbe voluto giudicare e sentenziare. Lo sono tutt’ora. “Mi spieghi perché sei sempre troppo bassa o troppo alta?” Per molti una passerella di volti senza nome, come i più. Per pochi eletti una manciata di stelle brillanti piovuta dal cielo, come rari diamanti estratti con la logorante perseveranza di massicci corpi, che faticano e sudano in miniera, alla ricerca di qualcosa che forse non troveranno mai. Alcuni fanno ancora finta di essere indignati, intraprendendo inutili risse che si addicono solo agli ubriachi notturni; altri lasciano stare in partenza; altri creano tane impenetrabili; altri viaggiano, senza spostarsi, in mondi fantastici, accompagnati dalle loro passioni; altri partono in aereo verso nuovi orizzonti. “Ho una malattia si chiama fantasia: porta quasi all’eresia è considerata pazzia…” Sono molto diversi tra loro; in comune hanno una sola cosa: una leale sincerità. Non indossano maschere né cappelli; borsalini, cilindri, bombette e chepì non fanno per loro. Non si spacciano per quello che non sono e non desiderano essere diversi da quello che sanno essere. “Cosa essere tu?” chiede il Brucaliffo. Non so chi siano, ma sono belli. Non corrispondono ai canoni di una società che li vuole in giacca e cravatta e “seri”, orologio nel taschino. “Il tempo si è offeso e si è fermato, da allora più neanche un ticchettio.” La loro serietà sta nell’essere chi sanno essere e non chi – secondo altri – dovrebbero essere. È probabile che questo a volte li faccia sentire soli. Soli a tal punto da mettere in dubbio finanche la loro bellezza. “Deliranza! che Bellanza!” La loro solitudine: un bagaglio interessante, talvolta pesante, talvolta ingombrante. Non riescono a decidere se sia una meravigliosa conquista o una tremenda condanna; sanno per certo però che è una fedelissima compagna. Ciò che vi è di più assurdo e apparentemente paradossale è che proprio attraverso questa solitudine si ritrovano tra loro: un incontro che ha sempre senso, un incontro che non conosce sforzo, un incontro che deve essere, perché è. Non li conosco. Loro non conoscono me. Ma nei silenzi voglio credere che ci riconosciamo. E allora se penso a loro mi viene uno spontaneo sorriso, constato che sono belli, che mi piacciono, che esistono, che ci sono. “Se ci credi burattini dovresti pagare per vederci! E se ci credi persone viventi dovresti salutarci!” Questo mi da pace. Loro non sanno l’effetto che hanno su di me; ma lo hanno e li ringrazio. Ammiro un armonicista. Ha uno spirito che trapela infinita possibilità. E non è forse proprio la sensazione di possibilità che ci dà vita? “E’ impossibile! Solo se pensi che lo sia!” Sì, di fatto, non li conosco, ma conosco le sensazioni che mi danno e di cui io vivo. Per me sono e rimangono magici. Elfi di un mondo parallelo che sembra non far parte del caos, ma semplicemente e di fatto appartenenti all’universo nella pace che trasmette la sua grandezza. Sono “moltosi” e spero non perderanno mai la loro “moltezza”!

Alice: “Credi che io sia diventata matta??”

Padre: “Temo di sì, sei pazza, folle, assolutamente svitata, hai perso la zucca… ma ti svelo un segreto: tutti i migliori sono matti!”

Aurora Kastanias, 1° Ottobre, 2013